Oggi, 01/10/2010, è successa una cosa molto strana: dopo aver informato i giornali del sequestro avvenuto presso il Burlo di Trieste delle cellule staminali si sono rincorse voci a dir poco discordanti.
La direzione del Burlo dice di non sapere nulla in relazione ad eventuali avvenuti sequestri.
La procura di Torino dice di non aver ordinato nessun sequestro e che sono stati coloro che custodivano le cellule ad averle messe “a disposizione” degli inquirenti.
In sintesi, però, i fatti sono questi:
- è stato cambiato il lucchetto del criopreservatore che contiene le cellule dei pazienti
- sul criopreservatore è comparso un cartello che dice che non è possibile toccare o manipolare il contenuto (in quanto a disposizione della magistratura)
- il dr Andolina, unica persona alla quale la Stamina Foundation ONLUS ha dato in custodia il criopreservatore, non può più accedervi.
Poiché la Procura di Torino dice che sono stati coloro che avevano in custodia il criopreservatore a metterlo “a disposizione” degli inquirenti, ci chiediamo chi siano queste persone e su quale base abbiano agito visto che il criopreservatore è della Stamina Foundation ONLUS e le cellule lì contenute sono proprietà biologica e di fatto di coloro da cui sono state estratte.
Se non vi è un’ordinanza di sequestro allora ci chiediamo con quale diritto chicchessia se ne sia appropriato. E allora la domanda sorge spontanea, che cosa bisogna fare per rimetterle “a disposizione” dei malati che ne hanno bisogno? Ci sembra che la distinzione tra “mettere a disposizione” e “sequestrare”, sia solo un sofisma per superare una situazione di imbarazzo molto difficile da sostenere, sia dal punto di vista giuridico, sia dal punto di vista morale. A noi pazienti e ai nostri familiari la semantica importa poco e quanto successo è solo un aggravante di una situazione di grave angoscia che stiamo vivendo da più di un anno e che ci porta a dover combattere oltre che con le nostre malattie anche con quelle di un sistema che sembra voler negare la nostra esistenza.
Un’ultima precisazione che ci fornisce il dr Andolina: “dopo un anno e mezzo di indagini, la procura e gli inquirenti dovrebbero ben sapere che non sono mai stati trattati né al Burlo né altrove pazienti affetti da tumori in quanto le cellule staminali non produrrebbero alcun beneficio in tali patologie. Devo, però, rimarcare che ritengo la metodica di Stamina, la più innovativa, efficace e sicura oggi disponibile. I risultati ottenuti sono unici e superiori a tutti quelli che sono descritti nella letteratura scientifica internazionale. Non applicarla e diffonderla, ed anzi cercare di bloccarla è un vero e proprio delitto verso i pazienti e verso la scienza medica. Spero sinceramente che l’intervento del Ministero della Sanità aiuti a superare questa ingiustizia perpetrata nei confronti dei pazienti presenti e futuri”.

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